but the more I grow the less I know and I have lived so many lives though I'm not old
the more I learn,
the more I cry,
the more I cry
As I say goodbye to the way of life
I had designed for me
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"Di che cosa possiamo parlare che sia divertente?" "Guardiamo la gente e parliamo di loro." "Splendido" disse lei. "E non lo faremo con malizia. Soltanto con spirito. Col tuo e col mio." (Hemingway)
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Tutti i nostri passi hanno seguito un desiderio.
Per esaudirlo abbiamo dovuto metterci i piedi sopra e calpestarlo.
Ida cammina. E i passi dietro di lei si perdono rincorrendosi sul marciapiede.
Ida cammina veloce, i passi le corrono dietro con il fiato corto.
Ida cammina e ancora la strada non sa dove svoltare.
Ida cammina, non si vuole fermare.
Ida cammina pestando la strada.
Ida cammina ma ha il passo pesante. La strada è lenta, i passi appiccicosi.
Alzare il piede e spostarlo avanti.
Piano.
Piano.
Ancora una volta.
Ancora.
Ancora.
E’ così che ha imparato la prima volta. Camminare. Un piccolo movimento, ripetuto molte volte. Come se dovesse essere per sempre. Come se non esistesse nient’altro. Un piccolo pezzo di eternità. Una sospensione che potrebbe durare per sempre.
Finché non arriva la tregua. La meta.
O la stanchezza.
O la disperazione.
La disperazione del giungere, come se camminare all’infinito non portasse davvero alla fine del mondo. Cosa che invece accade. A volte.
Succede all’improvviso, mentre ancora si sta camminando.
Ida cammina, e se si perde è la strada che ha vinto. L’illusione di un’eroica odissea senza un’Itaca. La finzione di avere una destinazione che non esiste.
Senza destinazione non esiste viaggio, senza viaggio non c’è destinazione.
La meta ti regala la strada. La strada ti regala l’arrivo.
Ida cammina, segue una mappa non disegnata.
Cammina dritta e guarda davanti a sé, lo sguardo lontano, in un’altra città.
Ida cammina, si sente solo un piano fragore di passi infranti, di suole sul selciato.
Ci sono gli alberi. E un cane che gira solo.
Ida cammina e sembra che non si possa fermare.
Ma Ida è veloce. E anche se non vede la strada sa che deve arrivare.
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Vorrei essere altrove, in un qualche posto dove sia possibile essere diversi, dove la testa funzioni come dovrebbe. Dove non capitano queste cose. Dove tutto sarebbe diverso. Dove potrei fermare le cose che mi fanno male.
Domani torno alla famiglia.
Ma le sensazione è quella di voler mandare tutti a cagare e starmene sola.
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