sto a promenarmi per la via, con una pattuglia di neuroni in ricognizione verso zone in disuso da qualche mese. piovepiovepiove e sembra non voler smettere mai. nella metropoli pioggia a catinelle, in eporedia pioggia a bacinelle e vento freddo. mi sono procurata un cappello per imbacuccarmi quando vado a prendere il treno: è blu, molto blu, decisamente blu e soprattutto ha una forma strana, a metà tra un modello coloniale e quello da strega ma senza punta. una cosa è certa: il cappello non passa inosservato, ma io sì perché oltre alla testa mi copre buona parte della faccia rendendomi invisibile al resto del mondo. resto del mondo di cui comincio a riconoscere la faccia pendolare mentre sul binario aspetta il treno.
resto del mondo che alle 7.39 va a milano centrale.
resto del mondo che alle 7.44 va ad aosta.
sul binario di fronte, resto del mondo che alle 7.40 va a torino porta nuova (pochi, devo dire)
resto del mondo che alle 7.44 va a ceva.
le facce del mattino mi piacciono. mi fanno tenerezza. è la faccia che vedo al mattino nello specchio, la faccia di chi fa colazione, si butta fuori e appena sul treno si appisola fino a destinazione.
gran finale: ci sono eventi sorprendenti che cascano addosso quando meno te l'aspetti, a volte si finisce per caso in posti imprevisti e allora l'unica cosa che si può fare è aprire bene le orecchie e stare a sentire questo tipo di convenience store clerk che ti spiega una strada per essere sontuosamente soddisfatto, resta solo da guardarsi intorno per riconoscere un santo buffone che dovrebbe salvarti l'anima - in teoria - e invece sta ad arbitrare una partitella tra ragazzetti notevolmente biodiversi tra loro.
dice che bisogna essere cauti con chi è felice.
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